LA STORIA

La scuola di musicoterapia è nata nel 1999 come progetto sperimentale ad opera dei tre soci fondatori, Luca Xodo, Giovanna Ferrari e Paolo Caneva, con la direzione scientifica del Prof. Ivano Spano, in convenzione con Psy. Me. Di. Ca, organismo aderente all’Université Européenne “Jean Monnet” di Bruxelles. La sede delle lezioni era presso Villa Valmarana, a Noventa padovana.

Dopo due anni di vita, la scuola è stata registrata come Associazione e si è affiliata direttamente alla Université Européenne “Jean Monnet”, istituzione autorizzata per Decreto Regio a rilasciare un titolo professionale riconosciuto presso la Comunità Europea. Contestualmente la sede delle lezioni veniva trasferita presso il Centro Medico di Foniatria di Padova, per trovare infine una collocazione definitiva all’interno dello Spazio Gershwin di Padova, in via Tonzig 9. La scuola di musicoterapia è nata dall’esigenza di fornire una formazione specifica in un campo che, pur avendo suscitato negli ultimi anni sempre maggiore interesse, non ha ancora trovato spazio all’interno dei corsi di studio accademici.

Il corso si propone di offrire una formazione in musicoterapia a coloro che già operano in ambito musicale, in ambito educativo o in ambito terapeutico. Il corso propone esperienze tali da creare nel partecipante la capacità di operare delle scelte, attraverso un processo di conoscenza e di consapevolizzazione del panorama dei diversi approcci musicoterapeutici.

La proposta formativa

La proposta formativa sottolinea l’importanza della musica “come” terapia, da intendersi come una prassi preventiva e riabilitativa finalizzata a potenziare l’integrazione inter-individuale, con l’offerta di esperienze sensoriali che possano attivare le risorse dell’individuo, nel pieno rispetto della sua individualità. La terapia musicale si basa sulla “umanità della musica” (ciò che nella musica c’è di universalmente umano) che coinvolge il corpo, la mente, le emozioni in un ottica globale. Incoraggia l’espressione di emozione, contattando aspetti personali profondi ma sempre lavorando in senso musicale, senza avere come presupposto avvalorante l’uso della verbalizzazione, che è invece lo strumento per eccellenza di altre terapie.